venerdì 15 ottobre 2010

Il baluardo dell'occidente cristiano


Credo in un dio, padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. Sono fedele ai principi insegnatici dalle sacre scritture. Vado a messa la domenica, onoro il padre e la madre, non uccido, non rubo, non commetto atti impuri, non dico falsa testimonianza, non desidero la donna d’altri e non desidero le cose degli altri. Amo il mio dio e, con molta più forza, odio il dio degli altri. Odio chi segue un’altra religione. Odio buddisti, indù, ebrei, musulmani e testimoni di Geova. Penso queste religioni siano da vietare, in quanto seminano l’odio. 
Sono un bravo cristiano. Vado a messa la domenica, non commetto atti impuri. Ho una fidanzata, lei mi ama e io la amo. È di buona famiglia, il padre è un’avvocato, magari mi farà lavorare nel suo studio dopo la laurea. Ci amiamo io e la mia ragazza e non commettiamo atti impuri e non usiamo i preservativi. Siamo entrambi bravi cristiani. Credo che io e la mia ragazza, appena riusciremo a sistemarci, ci sposeremo. Ci sposeremo in chiesa; siamo fedeli e osservanti, quindi ci sposeremo in chiesa. Io e la mia ragazza siamo un uomo e una donna, non come quegli uomini che stanno con gli uomini o le donne che stanno con le donne. Ucciderei queste persone o quantomeno li costringerei a curarsi. Nel frattempo li terrei lontani dalla gente, la gente si scandalizzerebbe, cosa direbbero di loro i bambini? Questi vorrebbero adottare i bambini, per farli diventare malati come loro. Io sono un buon cristiano, i bambini li metterei in una famiglia o al massimo con le suore. Io mio figlio non lo farò mai stare a contatto con una persona omosessuale. Mio figlio andrà a scuola e in chiesa e basta. Non voglio che qualcuno lo molesti. In chiesa sarà al sicuro.

lunedì 11 ottobre 2010

Confessione di una persona per bene

Nella mia vita ho fatto cose inenarrabili, terribili. Ho commesso orrendi crimini che basterebbero per ottenere 10 condanne a morte 30 ergastoli e “10000 anni più le spese” di carcere. Ancora oggi continuo a commetterli, con freddezza, mentre mostro compassione per le mie vittime, dolore per le sofferenze arrecate e rabbia per l’efferatezza dei delitti da me commessi. Ne ho fatte di tutti i colori, ma solo in pochi se ne sono accorti. Il mio delinquere e denunciare il delitto un attimo dopo, fa di me un killer perfetto, freddo spietato. Nessuno sospetterebbe mai dell'innocenza di chi piange in diretta, di chi denuncia l’orrore. Colpevolezza e innocenza non sono concetti oggettivabili, ma solo delle opinioni, come lo sono anche quelle di chi mi critica, di chi mi considera immorale. Anche tra moralità e immoralità non c’è un confine netto, anzi, non c’è nessun confine. Moralità e immoralità sono la stessa cosa, in quanto l’uno non vive senza l’altro. E ciò accade anche con l’innocenza e la colpevolezza. Sono colpevole solo quando voglio esserlo e io, in quanto verità assoluta, non posso che considerarmi sempre innocente. Mostro al mondo ciò che accade realmente e faccio si che ciò che accade realmente sia la mia verità, non opinabile, non contestabile. E sono sempre io a decidere la mia condanna o la mia assoluzione, e mi sono sempre assolta. Mi assolvo anche questa volta, condannando all’impotenza chi non è d’accordo. Mi assolvo anche per quello che ho commesso in passato.
Ho ucciso un bambino non salvando un bambino che era caduto in un pozzo, rivendendo le sue urla un tot al Kg. Ho sparato in testa ad una ragazza mentre stava andando a lezione all’università e ho celebrato il suo processo. Ho ucciso una madre e un figlio in una villetta nel nord est, un bambino su in montagna, una ragazza al sud. Ho massacrato militari, civili e parenti delle vittime. Ho ucciso ragazzi per gioco sulla strada, bambini per vendetta, per depravazione e per soldi, come per soldi ho ucciso i vecchi. Ho ucciso fratelli e sorelle, mariti e mogli.
Nessuno sospetterà mai di me. Sono la verità, la padrona assoluta, il vostro vero Dio. Vi dico a chi credere, ordino per chi votare, decido il nome dei vostri figli, dei vostri cani. Decido la meta delle vostre vacanze, il cibo che metterete in tavola, l’auto che acquisterete. Sono padrona dei vostri sogni come lo sono dei vostri incubi, delle vostre speranze come delle vostre delusioni. Vi possiedo da bambini, per farvi compagnia e per rassicuravi,  affinché pensiate che vada tutto bene.  Vi possiede da adolescenti , per darvi dei modelli a cui ispirarvi. Vi possiedo da adulti, per distrarvi dai problemi del lavoro. Vi possiedo da vecchi, per accompagnarvi al camposanto sulle note dell’ennesimo Jingle pubblicitario.

venerdì 8 ottobre 2010

Il Baluardo della società. Solo per persone dotate di intelletto


Il baluardo della società, nella nazione in cui vivo, è la famiglia. Non esistono istituzioni che possano competere con la sua forza. La famiglia ti da la vita, ti cresce, ti da da mangiare. Questo se sei fortunato. Se non lo sei, ti butteranno via in un cassonetto quando sei appena nato o ti uccideranno, quando avrai  3 anni, per andare in TV in seconda serata.
La tua famiglia ti spiega cos’è il bene e cos’è il male, ma solo se sei fortunato. Nella maggior parte dei casi delegano qualcun altro per spiegartelo;  se sei fortunato te lo spiegherà la scuola, se sei sfortunato te lo spiegherà la TV. In alcuni casi sarà la chiesa a spiegartelo, ma in maniera sommaria. Te ne farà un sunto e te lo venderanno come verità assoluta, a meno che non ti infilino le mani nei pantaloni, protetti dal loro muro di omertà. Bene e male si sovrapporranno, per lasciarti solo con la tua inquietudine e la paura di ribellarti a tutto questo.
Poi cresci e pensi di essere diventato grande. La tua famiglia diventerà la tua valvola di sfogo. Tuo padre e tua madre saranno i tuoi bersagli preferiti su cui scaricare le tue ansie giovanili, le tue insicurezze. Questo se sei fortunato. Se non lo sei tuo padre ucciderà tua made o te, a meno che non sia tu ad uccidere loro. Se sarai molto sfortunato sarà tuo zio ad ucciderti per abusare di te. Ma non preoccuparti. La TV si prenderà cura di te. Ci saranno TG in edizione straordinaria, servizi in prima serata e rotocalchi interamente dedicati a te. Ci saranno fiaccolate, appelli affinché sia fatta giustizia, striscioni per invocare la morte del tuo aguzzino. Niente paura,  morirai tranquilla, sapendo che la gente sarà incazzata e commossa per la tua tragica fine; quasi un privilegio.
Poi andrai all’università e l’ente per il diritto allo studio sarà la tua famiglia. Potrai suicidarti con calma per i sensi di colpa dovuti alle bugie che racconterai a tuoi. Dirai di essere ad un passo dalla laurea quando ancora non sarai nemmeno a metà strada. Se sarai fortunato la famiglia sarà comprensiva, ma molto meno comprensivo sarà il tuo partner, che ti ucciderà per gelosia. Ma anche in questo caso andrai in TV e sarò un serio e distaccato giornalista a condannare o ad assolvere il tuo aguzzino.
Poi crescerai, avrai un lavoro precario e ucciderai i tuoi genitori per intascare i soldi dell’assicurazione e per l’eredità. A meno che i tuoi genitori non diventino un istituto di credito, che ti darà i soldi per acquistare casa, auto e per pagare il conto da 20000 € per il pranzo di matrimonio. Magari sarà meglio ucciderli dopo, con calma, prima che ti uccidano loro.
Poi farai dei figli e il cerchio si chiuderà. La sacra famiglia sarà completa e potrai così uccidere i tuoi nella culla.  Sempre che non sia tuo marito o tua moglie ad uccidere te. Se sarai fortunato tuo marito ti violenterà. D’altronde ti hanno già violentato tutti gli uomini della tua famiglia. Ti hanno già violentato tutti i tuoi fidanzati. Ma nessuno racconterà la tua storia. Si, perché sei ancora viva e nessun estraneo ha abusato di te. Sei stata fortunata, la violenza tra le mura amiche è più rassicurante. Pensa se ti avesse violentata un extracomunitario, un rumeno o un albanese!
Scusate ma si è fatto tardi. Il family day sta per cominciare e non ho ancora caricato il fucile.

giovedì 7 ottobre 2010

Accadde una mattina

Accadde una mattina d’Aprile quello che fu un episodio fondamentale nella mia vita. All’epoca non ne capii a fondo la portata metaforica, anche perché l’episodio fu realmente banale e, a prima vista, di poco conto. Ero arrivato la sera prima ed ero rimasto nel raggio di 200 metri dalla stazione, dovendo trascinare una valigia rossa del peso di 20 kg e dovendo portare un borsone, uno zaino e la borsa del laptop. Dopo aver dormito una notte nell’unico albergo che riuscii a prenotare su internet, quella mattina la mia unica proccupazione fu quella di trovare una sistemazione per la notte successiva, visto che il primo albergo era troppo caro. La ricerca fu subito premiata e, alle 10 del mattino ero pronto ad affrontare un’altra ricerca, ben più ardua, ovvero quella di una casa che mi avrebbe potuto accogliere per i restanti 6 mesi. Mi trova li, davanti alla stazione a cercare di capire quali fossero i percorsi degli autobus, ma non sapevo esattamente quale fosse la mia destinazione, o meglio, conoscevo il nome della strada, ma non ero in grado di di visualizzarla sulla cartina. Così attraversai la strada una prima volta, consultai la cartina sulla pensilina posta sul lato opposto, poi riattraversai e così via, per 2 o 3 volte. Arrivò il primo autobus, poi il secondo e poi il terzo, ed io, sempre più indeciso e nel panico più totale, non sapevo assolutamente cosa fare.
Fu così che presi una decisione improvvisa. Salii sul primo autobus che mi ispirò fiducia così, senza pensarci troppo. Feci il biglietto e andai verso il fondo del mezzo. Dopo qualche fermata cominciai ad avere il sospetto di aver fatto una cazzata in quanto sembrava che stessimo andando fuori città. Mi alzai in piedi preoccupato ma, improvvisamente, sul display apparve il nome dell’edificio dove dovevo andare. Avevo avuto una fortuna sfacciata. Infatti gli altri autobus che non presi mi avrebbero portato tutti nella direzione sbagliata. Avevo 1 possibilità su 5 di prendere l’autobus giusto e fu solo per caso che arrivai a destinazione. Se non avessi rischiato non avrei mai trovato la strada giusta. 

domenica 3 ottobre 2010

Small Fish

In fondo mi sono sempre sentito come un pesce fuor d’acqua. Mi sono sempre sentito un intruso, alieno, in un mondo che mi rifiutava. Fin da quando ho messo piede la prima volta nell’asilo. Non ricordo esattamente la sensazione che provai i primi giorni, ma ricordo esattamente la sensazione che provai in seguito. Le regole che facevano girare il meccanismo di quello strano mondo erano strane, incomprensibili e non riuscivo mai a capire cosa accadesse giorno dopo giorno. Se provavo a chiedere alle maestre qualche spiegazione, le risposte, nel migliore dei casi, erano evasive. Nel migliore dei casi, appunto. Nella maggior parte dei casi le risposte che mi venivano date dai così detti grandi (evidentemente lo erano di età, ma non lo erano intellettualmente) erano acide, cattive e la frase più usata in assoluta era “non sono affari che ti riguardano” o il più elegante “e a te che te ne frega?”. Ad un certo punto ho smesso di fare domande, ho smesso di chiedere il perché delle cose e ho iniziato a cercare le spiegazioni per conto mio. Ho iniziato a cercare le risposte ai miei dubbi tramite l’osservazione di ciò che accadeva attorno a me e tramite la lettura di tutto ciò che riuscivo a trovare. Sono sempre stato un avido lettore di dati, notizie e informazioni su tutto ciò che non conoscevo. Leggendo qua e la e osservando, cominciai a rendermi conto che le risposte che ricevevo erano dettate da una profonda ignoranza, oltre che da una indegna superficialità. La stessa ignoranza e la stessa superficialità che ritrovo in molte delle situazione che vivo quotidianamente, anche ora che vado verso i 30 anni. Non credo che le cose cambieranno, come non cambierà mai il mio sentirmi a disagio.
Ma c’è una cosa che mi fa pensare al futuro con un certo ottimismo. La portata e la bellezza delle eccezioni. Allo stesso modo in cui ho avuto risposte sensate alle mie domande, ci sono stati e ci sono dei momenti in cui non mi sono sentito ne alieno ne intruso. È una sensazione che ha avuto bisogno di un po’ di tempo prima di venire fuori, prima di manifestarsi e, quando periodicamente mi pervade, ha portata e forza fuori dal comune.
Pesce piccolo nell’immenso mare dell’indifferenza della banalità e dell’egoismo, non perché il mondo sia troppo grande, anzi, la grandezza del mondo è l’unica possibilità per avere una via di fuga. Il paese piccolo mi sta stretto, perché tende ad omologare le persone. È nel piccolo paese in cui trova terreno fertile il pensiero unico, è nel piccolo paese che pensare con la propria testa significa essere degli stramboidi, delle teste calde, dei tipi strani. Nella piccola città le cose cambiano ma, prima o poi, troverai un muro contro cui ti imbatterai e sarai punto e daccapo. Ho trovato nella grandezza la libertà, nel caos l’ordine, nell’indifferenza la solidarietà. Ho trovato dei posti che sono solo miei, altri che riesco a condividere con le persone che amano farlo senza pregiudizi, che non si fermano alle apparenze. Non che nella picco città da cui provengo non ci fossero persone straordinariamente aperte e pronte ad accettare il nuovo, anzi. Ciò che li bloccava e che li blocca è la stessa mancanza di aria che bloccava e blocca ancora anche me.
Una conclusione a tutto questo discorso sconclusionato non c’è. C’è solo la consapevolezza di conoscermi un po’ più affondo di quanto non lo facessi qualche anno fa. Allora fu l’istinto a guidarmi, adesso c’è anche la ragione, anche se un minimo l’irrazionalità non guasta. Tocca andare avanti e assecondare la mia indole, senza pensare più a tutto ciò che non posso cambiare.


venerdì 1 ottobre 2010

Tenetevi il resto

Tenetevi i vostri miliardi, le vostre barche, le vostre auto. Tenetevi le vostre ville, le vostre piscine, i vostri mobili costosi. Tenetevi i vostri conti in banca, le vostre carte di credito e i vostri blocchetti degli assegni. Tenetevi i vostri pezzi di carta nel portafogli, a cui voi date più valore di quello che date alla dignità delle persone, forse perché non avete dignità, forse perchè non la meritate. Tenetevi le vostre mogli al botulino, le vostre amanti al silicone e i vostri animali con pedigree che voi chiamate figli. Tenetevi pure le vostre aziende, i vostri pacchetti azionari, le vostre partecipazioni e le vostre quote di minoranza. Tenevi i vostri uffici in mogano, i vostri cuochi, i vostri camerieri. Tenetevi i vostri lacchè, i vostri schiavi i vostri finti amici ricchi e i vostri finti amici ricchi. Tenetevi le vostre chiacchiere, i vostri pettegolezzi e la vostre cattiverie. Tenetevi il vostro finto pudore, la vostra programmata vergogna, la vostra povera morale. Tenetevi i vestiti su misura, le scarpe da 1000€ e i vostri maglioncini in chachemire. Tenetevi pure i vostri partiti, i vostri giornali le vostre radio. Tenetevi le vostre fottutisssime vite.
Lasciatemi la mia libertà!

lunedì 27 settembre 2010

Un Giorno Sarai Qualcuno



Un giorno sarai qualcuno. Un giorno tutti ti guarderanno con profonda ammirazione, ti ameranno come si conviene ad una diva. Le ragazze vorranno di diventare come te, i ragazzi sogneranno una fidanzata come te. La tua bellezza e la tua grazia regaleranno un sorriso a tutti quelli che soffrono e la tua dolcezza un po’ di consolazione a chi soffre accanto a loro. La tua generosità aiuterà tante persone che, in segno di riconoscenza, ti porteranno per sempre nel loro cuore. Il tuo volto campeggerà sulle prime pagine dei giornali e il tuo sorriso regalerà un momento di gioia ai passanti che guarderanno i manifesti per strada con il tuo volto.  Gli stilisti faranno la gara per averti in passerella, le tv ti adorerranno.
Poi ti sposerai con un bellissimo e ricchissimo uomo, il tuo matrimonio sarà degno di quello di una principessa. Le tv compreranno i diritti, i tabloid spenderanno cifre stratosferiche per avere l’esclusiva delle foto. Poi nascerà il tuo primo figlio, al quale darai un nome straniero e assolutamente originale. Ti farai fotografare nuda con il pancione, poi ti farai rifotografare nuda dopo la gravidanza per mostrare al mondo quanto sei in forma, nonostante la nascita del bambino. Andrai in vacanza con tutta la famiglia nei posti più esclusivi, parlerai di come sia difficile crescere un bambino oggi e che nessuno più di te può capire cosa significhi essere madre. Condurrai in tv un programma per famiglie ed entrerai a far parte di tutte le famiglie italiane.
Poi divorzierai, la gente ti dimenticherà e sarai costretta ad accettare proposte che non avresti mai pensato di accettare. Starai in ginocchio davanti al funzionario di turno, sperando che questi possa darti una mano per ritornare nel giro che conta, mentre tu, in cambio, gli concedi quel briciolo di gioventù che ancora è rimasto in te.non ti butterai via, starai solo investendo su te stessa.
 Incomincieranno a vedersi le prime rughe sul tuo volto e le mani sapienti di un chirorgo aiuteranno a farle sparire via. I tuoi seni, diventati nel tempo cadenti, torneranno a nuova vita. Ancora una volta sarai la sulla cresta dell’onda e ancora una volta potrai guadagnare abbastanza per continuare a fare una vita da nababbo.
Ma non ce l’avrò con te, non è colpa tua se non sono abbastanza altolocato. Non è colpa tua se non sono uno che conta, se vado al lavoro in bici e se non vesto abiti firmati. Non è colpa tua se non so accetare compromessi, se non so concedermi a qualche potente come fai tu quando hai bisogno di un favore. Lo so che quelli che contano non sono tutti etero, anche se nascondono.
 Io resterò a guardare, da lontano e ti ammirerò. Ti ammirerò quando tornerò a casa dal lavoro, alle 9 di sera, affamato e insoddisfatto. Appenderò il tuo calendario nella mia camera 3 metri x 3. Ti sognerò tutte le notti e maledirò per sempre il non essere nato ricco. Adesso sono sommerso dal lavoro e dai debiti ed ho paura del futuro. non potrai consolarmi, hai un’ospitata da fare stasera. Non puoi scaldarmi il letto stanotte, perchè non hai tempo, stanotte scalderai il lettone di qualcun altro pià ricco e potente di me.